MILANO – "Non ho mai capito la prepotenza. Come si può ammazzare un uomo con sette colpi di pistola, di cui due in faccia? Come puoi vederlo morire, sentirlo chiedere 'perché lo state facendo'?". Rosy Tallarita ha sempre vissuto a Milano. La Sicilia la conosceva come luogo di villeggiatura: ci ha sempre trascorso tutte le vacanze da maggio a settembre, ogni anno. Non immaginava di poter vivere sulla propria pelle lo strapotere della mafia, nella provincia di Caltanissetta. Invece è accaduto, in un tragico 26 settembre 1990. Il nonno di Rosy Tallarita, Giuseppe, si ritrova in casa due uomini della Stidda, una costola della mafia siciliana. Lo uccidono, in quel modo tanto cruento da costare, ai due sicari e al mandante, tre ergastoli. Omicidio aggravato da crudeltà e futili motivi. Erano gli anni in cui ci si contendeva la zona attorno a Gela.

"A quel punto entri in ...