MILANO – Oltre otto commercianti su dieci ritengono che nella zona Sud di Milano le organizzazioni mafiose abbiano comprato attività commerciali. Lo rivela una ricerca condotta dal gruppo di scout "Milano 98" nei quartieri di Gratosoglio, Valleambrosia, Quinto de' Stampi, Terrazzi, piazza Abbiategrasso-Naviglio.

scoutLo studio è stato fatto attraverso un questionario già testato in tre altre zone di Milano da Terre di mezzo street magazine (Navigli, Isola, Bande Nere): su 161 consegnati, 55 sono stati compilati dai commercianti. La maggior parte dei questionari non restituiti dovevano essere compilati da esercenti di origine straniera, che non capivano la ricerca.

Per il 62% di chi ha risposto, dato in linea con le altre rilevazioni, i commercianti ritengono che ci sia il pizzo, inteso come qualunque forma di pagamento per poter svolgere la propria professione. Il 54% ritiene che sia forte la presenza delle grosse organizzazioni criminali sul territorio.

Nella zona Sud di Milano è forte il malcontento nei confronti delle autorità: il 56% ritiene che i vigili urbani non si comportino in modo adeguato, mentre rispetto alle altre zone di ricerca, si nota una diminuzione sensibile della fiducia nella magistratura. Al contrario, aumentano di importanza le associazioni di quartiere per la lotta contro l'illegalità.

NegozioMilano Sud, e in particolare il quartiere Gratosoglio, nell'immaginario collettivo milanese è una zona calda. Negli anni Novanta è stato il quartier generale dei fratelli Mannino, "soldati" di Cosa Nostra. Fino al 2010 è stato un hub di transito della cocaina venduta in tutta la città da truppe di spacciatori serbo-montenegrini in scooter. Negli ultimi mesi è stato teatro di tentati omicidi e di sparatorie. Eppure la decina di ragazzi che ha partecipato alla ricerca non si è tirata indietro, anche quando, soprattutto in Gratosoglio, erano in pochi ad accettare di proseguire fino in fondo il questionario.

"Ricordo in un locale di aver trovato un commesso che mi ha invitato ad uscire, perché il titolare non avrebbe voluto sentire parlare di legalità – racconta uno dei ragazzi -. Ho avuto l'impressione che qualcosa fosse irregolare". Andrea Costa, il capo scout del gruppo, ricorda le difficoltà di partire con il progetto: "Non è stato semplice ma credo che abbia avuto un valore educativo".

I ragazzi sembrano cambiati, infatti, dall'inizio del percorso: appaiono più consapevoli della città. I dati raccolti, poi, cercano di gettare ancora una volta luce su un argomento poco chiaro. David Gentili, presidente della Commissione antimafia del Comune di Milano, intervenuto alla presentazione della ricerca, ricorda che alcuni magistrati come il pm Alberto Nobili considerino il fenomeno dell'estorsione, in ogni sua forma, marginale a Milano. Però altri, come delle fonti della commissione in Prefettura, ritengono invece che ci sia una sottostima del fenomeno.

Resta il fatto che anche il questionario della Confcommercio distribuito in quattromila esercizi a Milano ha segnalato un problema: il 12% di chi ha risposto dice di aver subito minacce e intimidazioni. Il dato c'è. E gli scout, passandosi il testimone dell'esperienza antimafia dal basso, in casa propria, continuano ad indagare. (lb)