MILANO – "Risposte immediate a Giulio Cavalli". Così si chiama la petizione che su Avaaz.org sta raccogliendo firme per chiedere una risposta al Governo Letta e al Mintero dell'Interno e della Giustizia. In 24 ore si è scollinata quota 1.200, ma l'obiettivo è ancora lontano: diecimila. Il caso scoppia due giorni fa, quando il pentito ed ex boss della 'ndrangheta Luigi Bonaventura rivela che l'organizzazione criminale aveva ordito un piano per ammazzare Cavalli, attore e scrittore, ex consigliere regionale della Lombardia, che di mafia in Lombardia si occupa in teatro e nella vita pubblica. "Avrebbe dovuto sembrare un incidente e intanto Giulio Cavalli doveva essere delegittimato", spiega Bonaventura.

Giulio Cavalli
Questa storia arriva alle orecchie di Bonaventura la prima volta nel 2011. Aspetta a dare la notizia sui giornali, "per motivi di sicurezza". Verifica la correttezza delle informazioni e la settimana scorsa decide che è giunto il momento di renderla pubblica. "Non mi sarei imbarcato in questa situazione se non fossi sicuro di ciò che sto dicendo. Queste rivelazioni mi espongono ancora di più a nuovi pericoli", spiega. Ma vale la pena correrli, questa volta più che mai, dice Bonaventura. Ne vale la pena perché Cavalli è "un piccolo patrimonio da salvaguardare". E forse queste rivelazioni convinceranno la Commissione centrale, l'organismo che decide sul programma di protezione, che Cavalli merita la scorta, tutela che sembrava dover essere eliminata nel giro di poco tempo.

"C'è una certa politica che non vuole dare strumenti per il Programma di protezione", dice Bonaventura. E ne vale la pena anche perché è la dimostrazione che il lavoro che Bonaventura sta facendo per diventare credibile, non solo agli occhi dei magistrati ma anche al di fuori delle Procure, sta funzionando. Perché non necessariamente chi è nato mafioso deve anche morire mafioso: questo è un concetto che Bonaventura rivendica con forza. "Non mi era mai capitato di essere protagonista di una petizione – racconta -. Certo, diecimila firme non cambiano la sicurezza di una persona, ma sono un gesto simbolico". Che ha un destinatario preciso: alcuni personaggi della politica lombarda, di cui Bonaventura assicura di avere il nome e il cognome. Cavalli ha svolto il suo ruolo politico da "scassaminchia", come avrebbe detto Peppino Impastato, facendo domande su questioni come le infiltrazioni in Expo, la situazione a Buccinasco o a Bollate. È questo che i boss lombardi della 'ndrangheta non possono sopportare: le continue domande. Questa mobilitazione della rete testimonia che però Cavalli non è l'unico a voler sapere come stanno i fatti, in Lombardia.