MILANO – Busto Arsizio ha la sua Commissione antimafia. Il 24 luglio il sindaco ha depositato l'atto con cui nomina ufficialmente i nove componenti dell'“Organismo permanente per il monitoraggio della criminalità organizzata”. Il loro compito, da statuto, è “sottoporre proposte alla Commissione Consiliare ed “esprimere pareri non vincolanti sugli argomenti di sua competenza”. “Nella pratica ci hanno lasciato carta bianca, in particolare in merito al coinvolgimento delle associazioni antimafia”, commenta Massimo Brugnone, membro dell'Organismo ed ex portavoce di Ammazzateci tutti Lombardia. “Ora dobbiamo dimostrare che ce n'era davvero bisogno: la sfida è con chi fino adesso non credeva che fosse necessario uno strumento del genere”. Prima di tutto raccogliendo dati. Anni di silenzio sulla presenza mafiosa hanno lasciato un vuoto che il nuovo organismo dovrà colmare.

Ma commissione che fai, polemica che trovi. Anche a Busto Arsizio, com'era accaduto a Milano, l'istituzione della Commissione antimafia s'è trascinata dal 2012, con un infinito seguito di polemiche. Ad ottobre, Adriano Unfer, presidente leghista della Commissione sicurezza, da cui l'Organismo dipende, aveva definito lo strumento d'indagine “un'inutile doppione” rispetto alle forze dell'ordine. Poi l'amministrazione si è addolcita quando ha istituto un organo più vicino alla Giunta, composto da esperti, che risponde direttamente al sindaco Gianluigi Farioli. Ne fanno parte il pm di Varese Maurizio Grigo (presidente onorario),  Walter Fazio, il presidente dell'Associazione nazioni testimoni di giustizia Ignazio Cutrò, il presidente di Ammazzateci tutti Aldo Pecora, il direttore del centro studi Transcrime Ernesto Savona e il ricercatore Francesco Calderoni.  Il Comitato per la tutela delle legalità e la lotta a tutte le mafie, così è denominato l'ente, affianca la Giunta comunale nella prevenzione e nello studio dell'infiltrazione mafiosa nel bustese.

 

L'arrivo delle mafie nella zona di Busto è stato conclamato con l'inchiesta Bad Boys. Era il 2005 quando sono iniziate le indagini. Tra Busto, Gallarate, Lonate Pozzolo e Legnano, c'era un gruppo dedito all'estorsione e al narcotraffico. Erano membri della coscacrotonese Farao-Marincola. A capo dell'organizzazione stava Vincenzo Rispoli, ufficialmente commerciante di frutta e verdura, e il suo secondo era Mario Filippelli. Dopo l'indagine sui “cattivi ragazzi”, passa il tifone di Crimine-Infinito, l'operazione del luglio 2010 che porta in carcere oltre 300 persone. È l'indagine che apre il vaso di Pandora, nel bustese come in tutto il resto della Lombardia. La cosca di Lonate Pozzolo -Legnano voleva mettere le mani su un centro commerciale e un grattacielo. Puntavano sui traffici di Malpensa e sull'Expo.

Come Busto, chissà quanti altri Comuni in Lombardia si sono dotati di una Commissione antimafia. Al momento nessuno lo sa. Nemmeno Gian Antonio Girelli, presidente della Commissione antimafia di Regione Lombardia. Segno tangibile di quanto bassa fosse la soglia di attenzione al tema. “Dobbiamo trasformare lo spontaneismo e la voglia di fare che c'è in qualcosa di più istituzionale e sistematico”, commenta Girelli. L'antimafia lombarda comincia da qui.