3,7 miliardi di euro all'anno. È il giro d'affari illecito delle mafie in Lombardia, secondo l'ultimo rapporto di Transcrime, centro studi sulla criminalità organizzata dell'università Cattolica. È la regione dove paga di più fare il mafioso: più che in Campania (dove i ricavi in media sono 3,4 miliardi di euro), nel Lazio (2,4 miliardi di euro) e in Sicilia (2,1 miliardi di euro). Partiamo da qui, dai numeri, per raccontare come le mafie hanno messo le mani sulla Lombardia.

Il triangolo mafioso. Milano, Brescia e Lecco sono i vertici del triangolo che delimita l'area più colonizzata dai clan. La 'ndrangheta si mangia il 53 per cento del “fatturato delle mafie”, la camorra il 29,2 per cento, Cosa nostra l'11,6 per cento, la Sacra corona unita il 5 per cento e le organizzazioni criminali straniere l'1,1 per cento.

Costi e ricavi d'impresa. Fare l'imprenditore nel settore del crimine ha i suoi "costi". Nel mercato della droga -il più importante in Lombardia: ha un valore dai 960 milioni a i 2,4 miliardi di euro all'anno- bisogna pagare la materia prima, il suo trasporto e l'acquisto delle altre sostanze con cui viene “tagliata”. Nello sfruttamento della prostituzione ci sono vitto e alloggio da saldare per ciascuna vittima di tratta. Il mercato del sesso a pagamento vale tra i 296 milioni e gli 1,14 miliardi di euro, il secondo per "fatturato", davanti alla contraffazione (tra i 514 milioni e gli 1,02 miliardi di euro). Quarte le estorsioni (209 milioni di euro), anche se in Lombardia continuano ad essere ritenute un mercato marginale.

Non è tutto mafia. "Prima non esisteva, ora si dice che sta dappertutto: penso che una sana via di mezzo sarebbe auspicabile per poter comprendere a pieno il fenomeno", commenta Ernesto Savona, il professore che dirige il centro Transcrime. Il rischio che vede è quello di trasformare la mafia in Lombardia in un mito leggendario. Il loro giro d'affari è certo notevole, ma equivale all'1,11 per cento del Prodotto interno lordo (Pil) regionale. Anche meno del confronto con tutta l'Italia, dove il dato è all'1,7 per cento. Inoltre le attività illecite sono fatte anche da "piccoli imprenditori", cani sciolti che operano slegati dai clan. Tranne per le estorsioni, dove le mafie hanno un monopolio. Ma è proprio in questo campo che i dati scarseggiano: per i ricercatori è difficile capire che profondità abbia raggiunto l'infiltrazione mafiosa nel tessuto economico legale. 

Lorenzo Bagnoli