"L'unica cosa che mi rende felice è la vicinanza dei ragazzi: da quando ho riaperto vengono da me tutti i giorni". Loreno Tetti vende panini dal suo furgoncino in via Celoria, di fronte all'università Statale di Milano. Il suo vecchio “autonegozio” è andato a fuoco nel luglio 2011: un atto intimidatorio della cosca 'ndranghetista dei Flachi. Loreno Tetti li aveva denunciati perché gli imponevano di pagare il pizzo, 1.500 euro al mese. "Le istituzioni mi avevano promesso un chiosco fisso oppure dei permessi speciali per le zone dove fermarmi, una telecamera di sorveglianza, la rimozione del vecchio mezzo andato a fuoco. Non ho visto nulla", prosegue.

Ha ricominciato a lavorare da settembre e finora nessuno è più venuto a disturbarlo. Nei primi mesi della nuova apertura, la pattuglia dei vigili urbani passava tutti giorni, oggi meno. "Non sono nemmeno entrato nel sistema di protezione: ho fatto domanda in ritardo - spiega -. Altrimenti a quest'ora starei a posto economicamente". Si rivolgerà a Libera, dice, per provare a fare ricorso. "Le istituzioni dovrebbero stare più vicine a chi ha compiuto il suo dovere etico di denunciare", sostiene. Ne è valsa la pena, quindi? "Solo per i giovani, non certo per il sostegno della politica". Difficile non rifarlo, almeno per chi lo sente come un dovere. Ma per incentivare di più, sostiene Tetti, serve una maggiore vicinanza della politica a chi denuncia.

Da febbraio, per sentirsi meno soli, i testimoni di giustizia hanno creato l'Associazione nazionale testimoni di giustizia (Antg). Ignazio Cutrò, imprenditore edile agrigentino che ha denunciato nel 2006, ne è il presidente e fondatore. Gli iscritti sono una quarantina. In tutta in Italia ci sono 84 testimoni di giustizia. "Il 50 per cento ora vive nel nord Italia, con una nuova identità. Ma ci sono anche imprenditori lombardi", sottolinea Cutrò, che a differenza di altri ha scelto di non cambiare nome e di restare nella sua città d'origine, Bivona (Agrigento). "Quello che chiediamo - prosegue - è di essere equiparati alle vittime di terrorismo". Sarebbe più facile reinserirsi nel mondo del lavoro. Tetti rimpiange di non essere entrato nel sistema di protezione, ma se lo avesse fatto ora non potrebbe continuare a vendere panini. Avrebbe dovuto cambiare vita, reinventarsi. E in molti, con l'andare del tempo, non ce la fanno. "Sono in tanti i testimoni che hanno gravi problemi psicologici", sottolinea Cutrò.

Dal tacco dell'Italia alle Alpi, i testimoni di giustizia hanno tutti gli stessi problemi. "A volte siamo trattati peggio dei mafiosi, abbandonati a noi stessi senza istituzioni a cui rivolgerci" dichiara Cutrò. L'imprenditore siciliano da qualche anno porta in giro per l'Italia la sua storia, con l'intento di far avvicinare i ragazzi all'antimafia e stimolare gli imprenditori a denunciare anche in zone che una volta si credevano immuni all'infiltrazione mafiosa. Dal 22 al 24 giugno, Cutrò ha fatto tappa a Torino, Milano e Bologna per promuovere il documentario di Mario Musotto "Si può vincere", di cui lui è protagonista.

Cutrò è un esempio per gli altri, che le associazioni antimafia a Milano -Agende rosse Lombardia, Stampo antimafioso e il sindacato studentesco Link-, vogliono far conoscere soprattutto tra gli studenti. "Quello che dà speranza è vedere che per ogni evento antimafia, soprattutto al nord, c'è una grande mobilitazione di giovani che si danno da fare", chiosa Cutrò.

Sono proprio i giovani le persone a cui i testimoni di giustizia si rivolgono. Perché almeno sanno stare vicino a chi denuncia, anche quando le istituzioni latitano. "C'è voglia di uscire dal problema della mafia anche al nord, che si è scoperto ormai più mafioso che il sud", conclude il testimone di giustizia. 

Lorenzo Bagnoli